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Salute mentale e garanzia dei diritti

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di Laura Baccaro e Renzo Pegoraro

Il Quaderno della Fondazione Lanza "Salute mentale e garanzia dei diritti" (2009, ed. Cleup), da noi curato, propone importanti riflessioni su temi cruciali quali la tutela del diritto alla salute nella comunità, la prevenzione del suicidio, la tutela in luoghi "ristretti", come le carceri e gli ospedali psichiatrici giudiziari, il "restringimento" del diritto per quanto riguarda l'imputabilità e nelle dipendenze. Nostro obiettivo è sostenere che la cura e la presa in carico sono sempre possibili; proprio perché come operatori siamo chiamati ad assolvere il dovere, e soprattutto il nostro diritto, di orientare la professione alla guarigione degli utenti intesa come godimento del livello di salute più elevato possibile, secondo quanto è scritto nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948), poi nel Patto sui diritti economici, sociali e culturali (1966).

Il richiamo fondamentale è al benessere sociale, alla "qualità della vita" intesa non in termini individualistici ma come relazione con la collettività, cioè considerando la persona non isolata ma inserita nella comunità, un soggetto attivo nella vita quotidiana, un cittadino inteso come "capitale sociale" per la collettività, anche se "diverso". Ciò implica considerare i cittadini con problematiche di salute mentale non un "problema sociale" da isolare, ma una "diversità espressiva" da comprendere e valorizzare socialmente, pur nella complessità e difficoltà spesso esistenti.
Parlare di cura e presa in carico significa operare per raggiungere la condizione migliore possibile per il malato, con attenzione alle sue risorse e con rispetto della sua dignità, e ciò significa ascoltarlo e promuoverne la partecipazione attiva nella comunità.
Nei contributi del volume citato si è inoltre cercato di guardare al tema della salute mentale oltre gli ambiti dei reparti psichiatrici e dei Dipartimenti di salute mentale, perché lo stato di benessere psico-fisico, è realtà trasversale la società, e comprende ambienti "altri" ma anche la stessa "città" che può creare relazioni sane o essere fonte di disagio e malattia. E qui siamo tutti coinvolti, tutti siamo moralmente responsabili.
Nella Conferenza di Helsinki (2005), è stata sottoscritta la "Dichiarazione sulla salute mentale per l'Europa - Affrontare le sfide, creare le soluzioni", che parte dall'affermazione che non c'è salute senza salute mentale, ovvero «La salute e il benessere mentale sono fondamentali per la qualità della vita, poiché consentono di dare un significato alla vita e di essere cittadini attivi e creativi. La salute mentale è un componente basilare della coesione sociale, della produttività, della pace e della stabilità nell'ambiente di vita, poiché contribuisce allo sviluppo del capitale sociale e dell'economia delle società. La salute mentale pubblica e stili di vita che propizino il benessere mentale sono fondamentali per raggiungere questo obiettivo. La promozione della salute mentale migliora la qualità della vita e il benessere mentale dell'intera popolazione». Quindi sono sfide che riguardano la polis tutta.
A partire da questi principi gli Stati hanno compiti che vanno ben al di là della semplice gestione di un sistema sanitario, in quanto dovrebbero farsi carico di individuare e cercare di modificare i fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva, promuovendo quelli favorevoli. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, in Health For All - Salute per tutti per il 21° secolo (1998), indica tra i primi criteri ispiratori la solidarietà e l'equità. In particolare la sfida per le Politiche sanitarie e i Servizi socio-sanitari consiste nel realizzare concretamente interventi per la promozione della salute, del benessere, della prevenzione, del trattamento, della cura e della riabilitazione e dei problemi a questa legati, cercando soluzioni sostenibili. In tale senso nella 1° Conferenza regionale del Veneto sulla salute mentale del 2008 è stato definito un programma operativo che cerca di condividere le responsabilità e gli impegni per la tutela della salute nella comunità.

Dai dati del Rapporto 2008: La tutela della salute mentale del Veneto (www.regione.veneto.it/salutementale), emerge che nella Regione sono assistiti negli ospedali o nei servizi territoriali 67.170 persone con patologie di tipo psichiatrico (16,7 persone ogni 1000 residenti).
L'età dei soggetti si concentra tra 40 e 50 anni d'età, con una media di 51,9 anni. La prevalenza di utenti, tra tutte le fasce di età, è femminile (58%) e tale disparità si accentua con l'aumentare dell'età, infatti il 30% delle utenti donne ha più di 64 anni; tra i maschi la percentuale degli anziani scende al 21%.
Le patologie più frequenti sono la schizofrenia (24%), la depressione (18%), le sindromi nevrotiche (17%) e le psicosi affettive (16%).
Sembra che l'età di insorgenza di queste patologie si stia abbassando e, forse, ciò è legato all'uso e abuso di sostanze come alcool e droghe.
Sono inoltre stati rilevati 20.000 ricoveri ospedalieri e sono state erogate dai servizi territoriali 1.346.334 prestazioni.
Dal Rapporto emerge che l'80% dell'utenza psichiatrica viene trattata solo nei servizi territoriali e il 20% circa nei servizi ospedalieri; nello specifico l'assistenza solo territoriale viene erogata a 54.749 utenti (81,5%), solo ospedaliera a 5694 utenti (8,5%), entrambe nell'anno vengono erogate a 6727 utenti (10%). Leggiamo inoltre che sono stati accolti nelle strutture semiresidenziali 3.265 utenti e nelle 348 strutture residenziali 888 persone.
Parlare di salute mentale e di diritti significa parlare di e per migliaia di persone che non sempre sono in grado di fruire autonomamente del loro diritto alla salute.

Le nostre riflessioni cercano di offrire una prospettiva etica di una vita buona, con e per gli altri, all'interno di istituzioni giuste che nel loro operato pongano al centro l'idea che la "diseguaglianza" si vince dando "a ciascuno la sua parte", come scrive Ricoeur. Infatti il diritto alla tutela della salute deve essere considerato come un diritto sociale del cittadino, con radici nel principio della dignità della persona e della solidarietà, che implica il rifiuto della separatezza fra le persone e il riconoscimento della necessaria interrelazione tra i diversi progetti di vita.
Per noi il vivere bene si estende alla vita delle e nelle istituzioni, della e nella comunità, quindi a un concetto di cura: cura di sé, cura dell'altro, cura delle istituzioni. Quindi un diritto alla salute che trova la sua realizzazione nel tempo e nello spazio dell'uomo: non ci dobbiamo infatti dimenticare che la cura è reciproca perché tutti, in tempi e condizioni diverse, siamo fragili e una comunità "giusta" garantisce la nostra dignità di persone anche nelle situazioni più difficili.
La garanzia del diritto alla salute è il fondamento per la comunità e per le istituzioni "giuste" intese come garanti della dignità di ciascun cittadino.

 

DocumentazioneDocumentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S

 

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Amleto Sartorato
"Black woman"
© Amleto Sartorato
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