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Home Per il bene comune Marzo 2010 Educare alla legalità: atto irrinunciabile della vita democratica

Educare alla legalità: atto irrinunciabile della vita democratica

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di don Giorgio De Checchi

Siamo a Napoli, in un suo discorso papa Wojtyla dice: «Non c'è chi non veda l'urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì, urge un recupero di legalità!». Un passaggio che sembra scritto oggi ma che porta la data del 10 novembre 1990.
I Vescovi italiani nel testo Educare alla legalità affermano: «Legalità è il rispetto e la pratica delle leggi (...) per la costruzione del bene comune. (...) Il cristiano non può accontentarsi di enunciare l'ideale, deve entrare nella storia e affrontarla», siamo nell'ottobre del 1991.

 A proposito di legalità così si è espresso il prof. Giovanni Conso, presidente emerito della Corte Costituzionale: «Reputare che la legalità e la giustizia si realizzino con la semplice osservanza formale delle regole, secondo il vecchio schema della società liberale, tiene lontani dalla vera giustizia, che è anche, se non soprattutto, quella sostanziale, la sola che sappia evitare le troppe disparità. Occorre, davvero, l'apporto di molte forze, tanto grandi sono i bisogni e tanto forti le difficoltà».
Affermazione tanto chiara quanto capace di indicare il senso del cammino: unire profondamente legalità e giustizia.
«Legalità sembra oggi essere diventata l'ultimo caposaldo» affermava don Luigi Ciotti qualche tempo fa «di una ingenuità che impedisce il veloce e individuale procedere della furbizia o l'arricchirsi da soli, a spese di altri. Resistere nel ri-proporre una concreta tensione tra legalità e giustizia non è però solo questione di vocabolario. È molto di più».

 

Necessità di discernimento e dialettica
È lavoro di discernimento perché le sfide che il nuovo ci propone non inducano a cancellare quanto di valido la nostra tradizione culturale, sociale e politica ha costruito.
È dialettica virtuosa perché il bene comune, indispensabile nella costruzione di una società rispettosa della dignità di ciascuno e capace di integrazione, venga inseguito e realizzato da norme realmente in grado di proporre giustizia, equità e uguaglianza.
Discernimento e dialettica che fanno sempre più fatica a farsi largo, quasi fagocitati da un contesto mediatico che ci propina una concezione errata e fuorviante della libertà, che si potrebbe definire come un'accezione sostanzialmente anarchica o come una banalizzazione libertaria del valore della libertà.

 

Per una opinione pubblica in-formata
«L'enorme scandalo del comitato d'affari che secondo l'inchiesta della Procura di Firenze ha messo le mani sulle grandi opere pubbliche, ruotando attorno alla Protezione Civile di Guido Bertolaso o facendosene scudo, - scrive Roberto Morrione - porta in primo piano il vero male oscuro che sta minando il Paese e che richiama in modo inesorabile le amare vicende di Tangentopoli a torto ritenute superate. A tutto questo si salda lo sconcertante rapporto diffuso dal Ministero dell'Economia, secondo il quale il 27% degli italiani, cioè un cittadino su quattro, ha dichiarato nel 2008 un reddito netto pari a zero, si rifiuta cioè semplicemente di pagare le tasse. Un fenomeno complesso, con molte facce da analizzare. Vi influiscono certo una crescente povertà diffusa, le disuguaglianze fra le diverse zone del Paese, nell'antica insoddisfazione per il poco che in cambio lo Stato offre ai cittadini sul terreno delle politiche sociali. Ma è evidente anche in questi dati la radicalizzazione di una furbizia priva di remore civili e morali, che attinge ai numerosi modelli di cattiva amministrazione, di privilegio, di elusione di ogni regola.
L'allarme lanciato dalla Corte dei Conti in questi giorni, all'apertura del suo anno giudiziario, ci fa riflettere: le denunce per corruzione sono cresciute del 229% rispetto all'anno precedente e quelle per concussione del 153%. Analisi di istituti universitari, suffragati da studi della stessa Banca Mondiale, fanno salire a circa 70 miliardi di euro le perdite economiche che ogni anno il nostro Paese subisce a causa della corruzione. Non dimentichiamo che l'istituto Trasparency International ci collocava nel 2007 al 41° posto nella classifica mondiale della lotta alla corruzione, ma quest'anno ci pone al 63° posto, superati, in questa lusinghiera classifica, soltanto da Stati non sviluppati e fuori da istituzioni democratiche
».
Si parla e si scrive di tante cose, ma certe notizie passano spesso inosservate: nel dissolversi la forza di una vigile e in-formata opinione pubblica c'è il rischio di cedere al silenzio e alla rimozione di tanti fatti. Fatti che si traducono in scelte, messe in atto da singoli e gruppi di interesse, che poco a poco sgretolano il tessuto sociale, la rappresentanza democratica, la capacità di incidere nelle scelte che contano.

 

Educare alla legalità, promuovere cittadinanza attiva
Oltre a "unire" legalità e giustizia, si avverte sempre più la necessità di coniugare quindi, insieme a questi due temi, anche il "bene comune". Nel fare dell'educazione alla legalità un momento essenziale e irrinunciabile della vita democratica ci si ritrova necessariamente a costruire (preparare, progettare, attuare, promuovere, verificare...) quei meccanismi di protagonismo, partecipazione e rappresentanza che rendono ciascuno di noi moltiplicatore di giustizia e di legalità e non avaro individualista ripiegato sui propri interessi trasformati in privilegi.
In questo senso educare e promuovere legalità coincide con la promozione del "bene comune", percorso tanto più possibile e realizzabile quanto più sa coinvolgere tutti i membri della comunità.
In questa prospettiva, educare alla legalità diventa compito che ci aiuta anche a costruire, correggere, migliorare o cambiare le "nostre" leggi perché non vada mai smarrita l'anima e il senso di ogni norma: il bene comune, "bene" particolarmente attento e vigile nella difesa del più debole, di chi è meno garantito e reso povero dalle condizioni più diverse.

 

Il 20 marzo a Milano
A questo proposito è interessante la proposta che Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, fa a tutti sabato 20 marzo: la XV Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Si celebrerà a Milano con la marcia al mattino e i seminari e il concerto al pomeriggio.
Il tema posto al centro della Giornata sarà la dimensione finanziaria delle mafie. Troppo spesso si licenzia frettolosamente ancora oggi il problema "mafie" come qualcosa che riguarda solo alcune regioni del Sud Italia. Sappiamo per certo che non è così, che oggi le mafie investono in tutto il mondo e che nel Nord Italia ci sono importanti cellule di famigerati clan, che riciclano denaro sporco, investono capitali nell'edilizia e nel commercio, sono al centro del narcotraffico, sfruttano attraverso lavoro nero.
La corruzione, oggi nuovamente a livelli altissimi come sottolineato dalla Corte dei Conti, è un fenomeno presente in misura crescente dove ci sono maggiori possibilità di business: è dunque il Nord tutto a doversi guardare da questi fenomeni di penetrazione di capitali illeciti.
Interessante lo slogan che accompagna tale evento, Legami di legalità legami di responsabilità: a indicare che la costruzione di un contesto culturale, sociale, economico e politico attento al bene comune è opera di tutti.
Il clima diffuso di illegalità, una diffusa cultura mafiosa che inquina tanta parte dell'economia e che falsa le relazioni tra cittadini e istituzioni, l'individualismo rampante e la diffusa "arte di arrangiarsi", si combattono solo creando, a tutti i livelli, legami di responsabilità.
Il partecipare a questa marcia significa dire da che parte vogliamo stare, significa prendere parte a un processo di costruzione per una società più "partecipata", democratica e vigile in una concezione della legge che sia sempre animata dalla giustizia e pertanto dal bene comune che è, come ci propone la dottrina sociale della Chiesa, il bene di tutto l'uomo e di tutti gli uomini.
Partecipiamo e facciamoci promotori di partecipazione. Non solo per il 20 marzo, a Milano, ma anche!

 

(articolo elaborato dal testo Omertà e luci spente di Roberto Morrione, editorialista di Verità e Giustizia, e su interventi vari di don Luigi Ciotti, presidente di Libera)

  

Documentazione Documentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S 

 

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Amleto Sartorato
"Black woman"
© Amleto Sartorato
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