di Vilma Conte
Da alcuni anni nella nostra regione sono stati attivati, all'interno del sistema dei servizi alla persona, percorsi per aiutare le famiglie in difficoltà; servizi che non hanno solo l'obiettivo di aiutare, ma anche la consapevolezza di preservare l'effettivo diritto di ogni bambino in quanto persona di maturare in un ambiente familiare positivo.
Oramai già da alcuni decenni stiamo assistendo a varie metamorfosi della famiglia, soprattutto sono aumentate le famiglie che per molteplici motivi si trovano in uno stato di disagio: nei loro rapporti interni, nella gestione della crescita dei figli; famiglie sempre più fragili nel gestire la quotidianità della vita familiare con i suoi chiari e scuri.
In alcuni casi in cui vi siano difficoltà familiari si è pensato e poi costituito un processo con delle peculiarità: l'affido familiare. Ma che cos'è questo particolare percorso che implica l'impegno di più persone, il coinvolgimento di famiglie e soggetti pubblici e privati vari?
L'art. 1 della legge 184 del 1983 afferma il diritto di ogni minore a vivere nella famiglia di origine e, qualora essa fosse in difficoltà, si delinea l'accesso all'affido familiare, una misura di protezione e di allontanamento temporaneo di un bambino o ragazzo dalla propria famiglia con l'eventuale inserimento del minore in una famiglia "nuova", che d'ora in poi chiameremo famiglia affidataria.
La famiglia affidataria accoglie il bambino e contribuisce al suo naturale sviluppo in un contesto relazionale equilibrato, mentre la sua famiglia di origine viene aiutata a comprendere e risolvere i problemi che sono stati la causa dell'allontanamento temporaneo del proprio figlio o figli.
Accanto a questa famiglia affidataria, che è fonte non solo di "cura" ma anche di solidarietà nei confronti di un bambino o ragazzo, si muovono altre realtà sociali: in primo luogo i servizi sociali, con accanto le associazioni presenti nel territorio a sostegno della famiglia affidataria.
Gli obiettivi generali dell'affido familiare sono: nei confronti dei genitori naturali, l'opportunità di distanziarsi temporaneamente dai loro figli, per attuare un percorso atto a risolvere le problematicità all'interno del loro nucleo familiare (questo è reso possibile con l'aiuto di personale competente); nei confronti dei minori, farli vivere in un ambiente che sostiene e valorizza la loro crescita. Ma l'obiettivo principale dell'affido è il ben-essere dei bambini, che non si attua solamente attraverso il rapporto con i genitori naturali e affidatari, ma è dentro un "sistema" che è la comunità.
La comunità di appartenenza della "nuova" famiglia, anche se nella provvisorietà diviene "luogo" necessario al fine di integrare quello che la famiglia di origine con difficoltà non riesce a mettere a disposizione, finché i genitori non abbiamo superato le difficoltà che hanno originato e indotto all'allontanamento.
Pertanto il senso dell'affido familiare ruota attorno all'accoglienza e a un ambiente equilibrato, nella prospettiva di offrire a questi minori le possibilità di perseguire e proseguire nel loro ben-essere.
Per questo la famiglia affidataria è una risorsa insostituibile nel processo di affido: essa consente di fare esperienza di un ambiente caldo affettivamente.
L'affido familiare nel corso della storia è sempre esistito con una modalità spontanea: spesso a farsi carico di un minore in situazione di disagio intervenivano zii, amici, vicini di casa che accoglievano i minori per un certo periodo. Nel tempo queste reti informali si sono sempre più assottigliate e pertanto queste famiglie in difficoltà necessitano della solidarietà di altre famiglie, che si prendono in carico l'accoglienza dei minori con l'ausilio dei servizi pubblici che regolano questo particolare processo/percorso di accoglienza e solidarietà inter-familiare.
Lo sviluppo dell'affido familiare rappresenta una delle forme di contrasto verso le famiglie con difficoltà, ma anche alla cultura di istituzionalizzare il minore.
Attualmente sia la letteratura in campo psico-pedagogico, sia la legislazione della maggior parte dei paesi occidentali, con accanto l'esperienza decennale degli operatori del campo, affermano l'importanza di privilegiare l'affido familiare. Questo è sostenuto dalle seguenti motivazioni: è un servizio come già citato temporaneo, di accoglienza, che permette al bambino o ragazzo il ritorno nella sua famiglia di origine, è centrato su un rapporto aperto e chiaro con la famiglia affidataria considerata risorsa e partner insostituibile di tutto il percorso, valorizza il territorio di appartenenza del bambino o del ragazzo affinché i legami sociali vengano mantenuti in una visione di ricchezza.
L'affido familiare è una alternativa al collocamento in comunità. Le comunità rimangono una risorsa solo per quei minori con problematicità particolari legate ad aspetti relazionali e comportamentali.
Oggi l'affido familiare si presenta come uno strumento dinamico, in grado di fortificare e attuare un legame affettivo positivo, non alternativo ma complementare a quello dei genitori naturali, in grado anche di potenziare la protezione e tutela del minore.
Concludendo, abbiamo segnalato cosa sia l'affido familiare e il suo senso, ma è anche opportuno ricordare cosa non è l'affido familiare: un'area di sosta, la ricerca di un figlio, ospitare una persona in casa, ossia la soluzione più adeguata per tante problematicità.
L'affido familiare rimane, per i ragazzi che necessitano di queste azioni, come una opportunità di scrivere un'altra pagina della loro storia personale e comunitaria in un concetto di vicinanza solidale.
Documentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S


