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    Rivista mensile in rete - SETTEMBRE 2010

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Comunicazione digitale e territorio, una sfida per il Nordest

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di don Marco Sanavio

Nel marzo del 1998 la suggestiva cornice della Fortezza da Basso di Firenze ha ospitato uno straordinario confronto tra il filosofo francese Pierre Levy e l'esperto canadese di mass media Derrick de Kerckhove, nell'ambito della manifestazione mediARTech. Dall'intreccio dei loro scambi verbali si potevano cogliere due interessanti prospettive suggerite dalla tecnologia moderna, ovvero i concetti di "intelligenza collettiva" e "intelligenza connettiva". Il primo, partorito dalla feconda intelligenza di Levy descrive i processi di osmosi indotti da internet come una sorta di intelligenza a mosaico, generata dall'apporto collettivo e per questo continuamente in fermento e in crescita. Nel modello le singole menti generatrici verrebbero a loro volta profondamente permeate dall'intelligenza collettiva.
De Kerckhove aggiungeva a questo sguardo originale sulla galassia elettronica l'idea di intelligenza connettiva, ovvero l'apporto originale in ambito di esperienza e relazioni che ciascuno può dare all'interno di una connessione aperta e non relegata ad un sistema di sapere.


Si tratta di modelli interpretativi che raccontano un tessuto sociale profondamente trasformato dalla tecnologia, con un impatto rilevante anche sul territorio. Chiavi di lettura utili anche per uno sguardo sul dinamico e competitivo Nordest, forse un po' restio ad integrare le relazioni elettroniche tra le maglie di un'economia solida, fondata sui beni.

 

L'elettronica e l'adhocrazia

Nel febbraio 2008 è stata pubblicata una ricerca del prof. Ferdinando Azzariti dell'Università Ca' Foscari di Venezia sull'impatto delle nuove tecnologie nelle piccole e medie imprese nel Nordest. Ne è risultato che l'innovazione tecnologica non è percepita come un valore strategico fondamentale per il progresso delle aziende. L'elettronica, e quanto di fisiologico è necessario per farla metabolizzare in azienda, sono valutati più come oneri aggiuntivi che come opportunità di crescita. Gli strumenti di collaborazione potrebbero favorire e sviluppare l'intelligenza connettiva citata da De Kerckhove, ma non sempre questa strategia è percepita come un bene concreto e tangibile. «Eppure, e la ricerca lo dimostra, innovazione e tecnologia sono fondamentali per il "salto di qualità" che può trasformare un'impresa di successo in impresa di successo globale» commenta Azzariti a margine della ricerca. Si tratta di convergere verso una configurazione "adhocratica" delle aziende, per utilizzare un termine coniato negli anni '60 da Warren Bennis, studioso di scienze gestionali, e utilizzato da Azzariti come titolo del volume che raccoglie i contributi del sesto Salone di impresa (2008). Adhocrazia si rivela un termine attuale perché si colloca tra la flessibilità antitetica alla burocrazia e al tempo stesso richiede una progettualità forte per elaborare strategie di gestione nella complessità. La comunicazione elettronica diventa supporto nei processi gestionali anche solamente con la semplificazione che induce nei flussi di lavoro. Il cosiddetto "web 2.0" ha poi introdotto una forte componente relazionale nei processi di scambio e comunicazione via internet.

 

Il web 2.0? Non esiste!

Per molti addetti ai lavori il cosiddetto "web 2.0" non esiste, è una sigla che indica un'evoluzione di internet verso un livello di maggiore interattività. Tim Berners Lee, uno dei padri di Internet, inventore dell'acronimo www (world wide web, la grande ragnatela mondiale) ha riletto lo sviluppo della rete in tre fasi. La prima, tipica degli albori di internet era caratterizzata da una rete di macchine che condividevano dati. La seconda, che occupa l'arco sotteso tra gli anni '80 e il 2000, ha visto lo sviluppo della condivisone di documenti. La terza fase, quella attuale, sembra caratterizzata dallo sviluppo delle relazioni in rete, tanto da indurre Berners Lee a rappresentare questa ulteriore evoluzione non più con i nodi di una rete ma con i grafi. È l'era di Facebook che ha capillarmente coinvolto anche gli italiani a partire dal 2008. Si è diffuso l'utilizzo di strumenti che consentono una "socialità quotidiana immersiva" come l'ha definita l'azienda di ricerche Swg all'interno dell'indagine "Diario aperto" (www.diarioaperto.it) del 2009. Ovvero i social network rappresentano prolunghe sensoriali di collegamento che restituiscono la percezione di prossimità con amici e conoscenti, in una gestione dei rapporti quotidiani anche attraverso flusso di rete. Questo patrimonio sociale ha avuto un forte impatto anche nel Nordest, che nel campione della ricerca empirica "Diario aperto", somministrata via web da Swg, viene presentato come estremamente attento alla realtà dei social network. La percentuale di chi accede a Facebook regolarmente è il 94,10% del campione intervistato. Si tratta di una ricerca non valida dal punto di vista scientifico, ma certamente indicativa delle tendenze dei cybernauti.

 

Un patrimonio sociale che non si tocca

Il 10° Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, realizzato da Eurispes e Telefono Azzurro nel 2009, rileva invece con metodologia accurata che solo l'1,7 degli adolescenti non possiede un cellulare, mentre il 71,1% del campione ha un proprio profilo Facebook. Partendo da queste evidenze il Consiglio regionale del Veneto ha voluto sperimentare alcune forme di e-democracy (partecipazione elettronica alla vita istituzionale) attraverso il portale www.terzoveneto.it o il social network demotopia.ning.com. Si tratta ancora di processi più simili al sondaggio di opinione, oscillanti tra la comunicazione istituzionale e l'educazione civica proposta attraverso la ludica elettronica, che di vera e propria e-democracy. È certamente un indicatore che rileva come anche il mondo politico si sia accorto del grande potenziale di relazione diretta costituito dalla rete. Alcuni sindaci del Triveneto gestiscono personalmente un loro profilo su Facebook, ma si tratta ancora del confronto tra una generazione alfabetica, cresciuta mettendo al centro i libri, con il pianeta dei nativi digitali. La comunicazione elettronica presuppone un'attenzione particolare al mondo simbolico e una patrimonializzazione delle relazioni digitali che, probabilmente, il Nordest solidamente appoggiato sui beni non è ancora pronto ad affrontare fino in fondo.

 

DocumentazioneDocumentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S 

 

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Amleto Sartorato
"Black woman"
© Amleto Sartorato
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