di Gianni Saonara
"Il Veneto si racconta, il Veneto si confronta": questo l'obiettivo, riuscito, del Rapporto Statistico Regionale 2008. Strutturato in quattro aree: congiuntura economica, lavoro e imprese, stili di vita, benessere. Da pagina 300 a pagina 318 disponiamo di una ottima serie di informazioni e grafici su un welfare regionale a misura di bambini, disabili, anziani. Davvero una rilettura può costituire un'ottima base di riflessione. E, contemporaneamente, uno sguardo non frettoloso all'indubbio attivismo di questi ultimi cinque anni della giunta regionale (vedi www.venetosociale.it) completa la dotazione di informazioni su aree di intervento, opportunità, iniziative, dotazioni finanziarie... e poi, per intuire qualche altra mappa, possono aiutare molto anche alcuni studi specifici. Li ricordo volentieri:
1. A conclusione di un'indagine davvero sistematica, densa d'informazioni e tabelle di sintesi Mara Maretti (1) annota: «Il quadro di insieme che si viene a delineare in Italia mostra una spiccata disomogeneità territoriale che si evidenzia sia per gli aspetti legati alla pianificazione/programmazione dei servizi, sia nella scelta dei servizi essenziali individuati dalle Regioni, sia nella formalizzazione dei rapporti con il Terzo Settore (...) la strutturazione dei welfare delle Regioni è fondamentalmente disorganica».
2. Daniela Del Boca e Alessandro Rosina (2) osservano: «In Italia l'83% di accudimento è affidato a parenti e amici: quasi l'intero peso dell'assistenza alla popolazione che invecchia cade sulla famiglia. Ossia sulle donne. In particolare sulla generazione delle figlie adulte. Le quali, a loro volta, si avvalgono sempre più dei servizi delle immigrate. In Italia troviamo, infatti, il maggior numero di lavoratori stranieri impegnati in quelli che statisticamente vengono chiamati servizi alle famiglie: il 10,8% del totale, contro l'1,2% del Regno Unito e l'1,9% degli Stati Uniti».
3. Luigi Mauri (3) sottolinea: «È molto importante porre in evidenza come un'ottimale e possibile linea di sviluppo delle politiche sociali regionali venete rivolte alla popolazione anziana non autosufficiente e non autonoma, così come a quella parzialmente autosufficiente, sia quella di investire con continuità per potenziare l'offerta di servizi a carattere semiresidenziale caratterizzati da un maggior grado di flessibilità nelle forme di assistenza rispetto all'attuale rete istituzionalizzante».
4. Mario Calbi (4) ricorda: «L'impianto che la legge 8 novembre 2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali) ha voluto dare al nostro sistema di servizi alla persona costituisce l'arena nella quale si fronteggiano due polarità: il mercato e la comunità solidale. I servizi alla persona riguardano intimamente il nostro essere sociale poiché sono fatti di relazioni tra esseri umani, poiché toccano spesso, se non sempre, fragilità, mancanze, disagio, esclusione, povertà, violenza (sono le parole che si trovano in tutte le leggi delle regioni d'Italia analizzate nel volume), poiché infine chiamano in causa reti sociali,istituzioni e società civile. La società che implicitamente evocano e propongono è fatta di rispetto, conoscenza, collaborazione, più che di compravendita e concorrenza, valori propri dell'altra polarità: il mercato».
5. Luca Antonini (5) segnala che l'insieme delle previsioni normative della legge delega 42/2009: «Potrà consentire innovazioni come il riconoscimento della detrazione dai tributi regionali di quelle svariate forme di bonus o voucher (per anziani, scuola, disabili, ecc.) sviluppate dal welfare regionale. Evitando tutta una serie di complicati passaggi burocratici, si lascerebbero, ad esempio, fin dall'inizio i soldi alle famiglie evitando l'illogico meccanismo "prelievo e poi redistribuzione" delle medesime risorse. Oggi, infatti, il prelievo fiscale confluisce a livello centrale; qui è restituito in piccola parte alla Regione che, attraverso il buono, ne ridà una quota al contribuente che per ottenerlo deve fare istanze e subire controlli. Solo così, e con un forte costo burocratico, i soldi tornano dov'erano: nella tasca del cittadino. È invece più semplice e democratico consentire alle Regioni di attuare le loro politiche differenziate (come i buoni, che sono calibrati sulle specifiche caratteristiche dei contesti regionali) attraverso - nei limiti in cui è possibile - detrazioni dall'Irpef: le risorse rimangono al contribuente, che le spende nel servizio che vuole (pubblico o privato) e le detrae dall'imposta al momento della dichiarazione dei redditi».
6. Il IX Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, a cura di Caritas italiana e Fondazione Zancan (6) delinea - con particolare nitidezza - lo squilibrio tra Nord e Sud Italia. E la tabella di pagina 207 del Rapporto sullo stato sociale 2010 (7) pone il Veneto a livello 4 per incidenza di povertà nel quadriennio 2003-2007, mentre la Sicilia è a livello 28.
7. Paolo Testa (8) avvisa: «Per fronteggiare la crisi finanziaria che si è diffusa a partire dalle banche statunitensi nell'autunno dello scorso anno, il 65% dei Comuni ha ridotto le rette e le tariffe dei servizi per le famiglie colpite da problemi occupazionali e, mediamente, le spese sociali sono aumentate dell'8% rispetto al 2008. Ma questo sforzo non basta. La domanda di servizi sociali crescerà quest'anno (2009) del 20%. Ciò richiederebbe un impegno ulteriore di 1,6 miliardi di euro complessivi, a fronte di una contrazione dei bilanci comunali di 3 miliardi l'anno per i prossimi tre anni, a causa del blocco delle entrate, della riduzione dei trasferimenti e del rinnovo del contratto del pubblico impiego. Come faranno i Comuni a reggere l'impatto della crisi sul territorio?».
8. I servizi alla persona nel Veneto: analisi della spesa sociale e potenziali di sviluppo dei sistemi locali di welfare è il titolo di una ricerca realizzata dal ULSS 9 della Regione Veneto e dalla Fondazione Zancan, presentata a Treviso il 10 dicembre 2009, e finalizzata a individuare strumenti di governo e regolazione dei sistemi in chiave perequativa e redistributiva. Un argomento che riguarda anche, forse soprattutto, il tema delle trasformazioni delle classi sociali e i tassi di mobilità sociale intergenerazionale, anche nella nostra regione. Ne parla, con osservazioni e tabelle molto interessanti, anche il Rapporto Statistico Regionale Veneto 2009 (9).
Le mappe, dunque, sono aggiornate. Ma il cammino non lo traccia un freddo navigatore... bensì la responsabile capacità di innovazione e cooperazione interistituzionale dei decisori politici locali, regionali, nazionali ed europei (10)... e la sussidiarietà, informata e lungimirante, di ogni attore sociale. È il profilo di un welfare mix davvero nuovo.
Appunto.
NOTE
(1) Mara Maretti, Welfare locali. Studio comparativo sulla programmazione dei servizi sociali nelle regioni italiane, Franco Angeli 2008.
(2) Daniela Del Boca - Alessandro Rosina, Famiglie sole. Sopravvivere ad un welfare inefficiente, Il Mulino 2009.
(3) Famiglie, bisogni, strategie di fronteggiamento. Social Survey su due coorti di donne venete, a cura di Giovanni Viganò, Marsilio 2008.
(4) Postfazione ai saggi presenti in La solidarietà frammentata. Le leggi regionali sul welfare a confronto, a cura di Giacomo Costa, Bruno Mondadori 2009.
(5) Luca Antonini, La prospettiva del nuovo federalismo fiscale, relazione tenuta alle "Giornate di Bertinoro", 16-18 ottobre 2009.
(6) Presentato il 22 ottobre 2009, edizioni Il Mulino.
(7) Rapporto sullo Stato Sociale 2010, a cura di F. R. Pizzuti, Accademia Universa Press 2009.
(8) Paolo Testa, La crisi sulle spalle dei comuni, Paper di ANCI - Cittalia, ottobre 2009.
(9) Nella sezione 6. Rinvio agli studi e approfondimenti nella sezione R&S di questo sito web.
(10) Si veda, ad esempio, la Relazione della Commissione sul Lavoro in Europa nel 2009.
Documentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S


