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    Rivista mensile in rete - SETTEMBRE 2010

Home Lavoro ed economia Marzo 2010 Crisi economica, etica e fiscalità: alcune riflessioni

Crisi economica, etica e fiscalità: alcune riflessioni

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di Fabio Carrirolo e Fabio Gallio

(gruppo Toniolo Economia)

La profonda crisi economica e finanziaria che sta attraversando l'Italia potrà essere superata anche attraverso politiche fiscali efficaci, che permettono, da un lato, di incentivare lo sviluppo e la ripresa, dall'altro, di stanziare degli aiuti a favore delle classi svantaggiate e più deboli, quali i lavoratori dipendenti o piccoli imprenditori che si trovano disoccupati.
Tale obiettivo potrà essere raggiunto solamente se il bilancio nazionale potrà contare sul dovuto gettito fiscale, che non incrementi ulteriormente il debito pubblico.
Il reperimento delle risorse, però, non sarà facile a causa del previsto calo dei redditi dei contribuenti.

 

 

Per fare fronte alla necessità di "fare cassa", come si legge in tutta la stampa nazionale, è stata introdotta una sanatoria, denominata "scudo fiscale", rivolta a determinati soggetti che hanno dei capitali all'estero e per vari motivi non li hanno dichiarati in Italia.
Nel breve periodo tale manovra dovrebbe essere positiva, in quanto consente, da una parte, di incrementare le entrate dello Stato senza aumentare la tassazione e, dall'altra parte, di permettere alle imprese di ricevere maggiori risorse finanziarie (ovviamente se queste verranno destinate agli investimenti).
Nel lungo periodo, però, lo "scudo fiscale" non sembra essere una risposta ottimale per un Paese che ha problemi sul versante della spesa. Rischia inoltre di rilevarsi dannoso perché mina la fiducia dei contribuenti e non incoraggia la cultura del pagamento delle tasse, considerato che non è la prima volta che viene proposto e che il suo costo è irrisorio rispetto alle aliquote fiscali normali.
La percezione da parte dell'opinione pubblica, infatti, è che questa sanatoria sia l'ennesimo "premio" concesso a coloro che trasferiscono le risorse all'estero (facoltà, questa, del tutto legittima se vengono rispettate le regole), ma senza pagare le tasse.

 

A questo punto, visto che il rientro di capitali dovrebbe riguardare somme considerevoli, ci si deve interrogare su quali siano i principali motivi per cui i cittadini non pagano le tasse.
Sicuramente una delle cause trova fondamento nella generale mancanza di consapevolezza che il pagamento delle tasse è un obbligo morale necessario per contribuire al bene comune.
Con riferimento alla tassazione, tale obiettivo può essere raggiunto solamente se lo Stato ha le risorse per fornire direttamente determinati servizi (scuole, ospedali, occupazione, trasporti, ecc.) e per ridistribuire la ricchezza.
Se il singolo cittadino non ha in coscienza che pagare le tasse è un obbligo prima di tutto morale, ogni occasione che si presenta verrà sfruttata per sottrarsi al relativo adempimento.

 

Possono essere emanate leggi e inasprite le sanzioni ma, se l'individuo non lo percepisce come un dovere sociale, eviterà sempre di pagare le tasse.
In Italia le leggi ci sono e sono molto dettagliate; malgrado questo, l'evasione continua a dilagare.
Certo, forse, si dovrà rivedere la normativa, in quanto, come sostenuto da autorevole dottrina (prof. Raffaello Lupi), è impensabile che uguali criteri di tassazione siano applicabili genericamente a tutti i contribuenti, come succede oggi.
Sarà dunque necessario introdurre dei sistemi di razionalizzazione della determinazione della capacità economica, al fine di non trattare allo stesso modo organizzazioni complesse e piccole realtà imprenditoriali che si identificano con il titolare.
Per ogni centro di produzione si dovrà applicare un criterio di tassazione differente, adeguato alle caratteristiche della relativa fonte di reddito.
Si dovranno, inoltre, abbassare le aliquote fiscali che sono molto pesanti, al fine di rendere il sistema di tassazione più equo. Ad esempio, si dovrà rivedere il sistema di tassazione dell'IRAP che colpisce anche le società in perdita, in quanto non considera deducibili il costo del lavoro e gli interessi passivi.
In tale prospettiva, la programmazione e l'attuazione dei necessari controlli fiscali da parte dell'amministrazione dovranno essere intese come una funzione a presidio di diritti piuttosto che come una mera "esazione" di tributi, perché il ripristino di condizioni di legalità e certezza giuridica è interesse di tutti i consociati.

 

Anche la percezione da parte dei cittadini dello spreco del denaro pubblico dovrà essere valutata e ridotta al fine di limitare l'evasione fiscale.
Infatti, i contribuenti sono disposti a fare sacrifici purché ne vedano il significato e possano verificare come e se viene impiegato utilmente il denaro. Ad esempio, si dovrà introdurre un principio di correlazione tra il prelievo e la sua destinazione effettiva.

 

Senza la consapevolezza che le tasse sono un contributo per crescere insieme a tutti gli altri cittadini, però, l'evasione non potrà essere combattuta con successo.
Del resto, la certezza del diritto non deriva esclusivamente dalla legge, ma anche dalla consapevolezza e dalla sensibilità di ciascuno sui propri compiti.
Dovrà essere diffusa l'idea che quando un imprenditore e qualsiasi altro attore economico produce reddito, non lavora solo per sé ma anche per il bene comune, e in particolare per tutti quelli che hanno bisogno di sostegno e per la comunità politica alla quale appartiene e nella quale vive.
E il suo contributo viene dato anche con il pagamento delle tasse.

 

Come rilevato dal Santo Padre Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate, è necessario riconoscere la responsabilità sociale dell'impresa, la cui gestione non può tenere conto degli interessi personali dei proprietari ma deve farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell'impresa: i lavoratori, i clienti, i fornitori e la comunità.
Infatti, l'esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà. Come avviene, ad esempio, quando si procede alla
delocalizzazione delle imprese in Paesi in cui vi è un fisco più favorevole, esclusivamente per sottrarsi al pagamento delle tasse in Italia, pur continuando a fare parte della comunità nazionale.
Senza dimenticare che chi non paga le tasse crea distorsioni nell'economia del Paese, dal momento che ha una capacità finanziaria superiore rispetto a chi le paga.

 

Per riuscire a diffondere nella coscienza dei cittadini il messaggio che il pagamento delle tasse è un dovere morale, è necessario valorizzare l'uomo per renderlo capace di vivere la sua vocazione umana, che è quella di aspirare al bene comune della propria comunità.

 

DocumentazioneDocumentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S 

 

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Amleto Sartorato
"Black woman"
© Amleto Sartorato
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