di Gianni Cremonese
La crisi economica, le cui conseguenze hanno pesantemente colpito imprese e famiglie, ha contribuito ad alimentare il dibattito sui temi dello sviluppo e sul ruolo degli enti locali, dei comuni in particolare.
È pur vero che le imprese per svilupparsi e crescere hanno bisogno di un ambiente favorevole sul territorio, fatto di infrastrutture e servizi, ma le risposte non possono arrivare dai singoli comuni, troppo piccoli e dalle limitate risorse.
Eppure ci sono degli strumenti a cui i comuni potrebbero ricorrere per svolgere un ruolo attivo nel contribuire allo sviluppo sostenibile del territorio; si tratta in particolare dell'Intesa Programmatica d'Area (IPA), prevista dalla legislazione regionale in materia di programmazione (legge regionale 29 novembre 2001, n. 35).
Le Intese Programmatiche d'Area sono uno strumento di programmazione decentrata e di sviluppo del territorio, attraverso il quale la Regione offre la possibilità agli Enti pubblici locali e alle parti economiche e sociali di partecipare alla programmazione regionale.
Vediamo come.
La nuova programmazione regionale oggia su alcuni principi e strumenti base che in sintesi vengono riportati di seguito.
Principi:
- programmazione, come metodo di intervento dell'azione regionale;
- concertazione con Stato, Enti locali e Parti economiche e sociali;
- sussidiarietà;
- cofinanziamento;
- monitoraggio;
- valutazione dell'efficienza e dell'efficacia degli interventi.
Stumenti:
a) programma regionale di sviluppo (PRS);
b) piani di settore;
c) documento di Programmazione Economica e Finanziaria (DPEF);
d) piani di attuazione e spesa (PAS) e intese programmatiche d'area (IPA);
e) bilanci pluriennali e annuali.
Finalità dell'IPA
L'IPA promuove lo sviluppo sostenibile dell'area di riferimento, attraverso il metodo della concertazione e nel quadro della programmazione comunitaria, nazionale e regionale.
Non è un strumento per ottenere finanziamenti, ma un metodo di co-decisione.
Non è una nuova istituzione, ma un momento di concertazione.
Non è un soggetto amministrativo, ma un soggetto politico.
La funzione è quella di vincolare su base volontaria le politiche e gli strumenti di programmazione dei soggetti coinvolti agli obiettivi e alle strategie comuni.
Più precisamente le funzioni dell'IPA sono:
Funzioni dell'IPA
- Individuare azioni settoriali da proporre alla Regione per la redazione del PAS.
- Formulare politiche da proporre al proprio territorio e ai livelli di governo sovraordinati.
- Esplicitare progetti strategici da avviare alle varie linee di finanziamento.
- Elaborare e condividere eventuali analisi economiche, territoriali e ambientali.
- Adeguare gli strumenti di pianificazione locale necessari per il perseguimento degli obiettivi.
- Qualificare il fabbisogno finanziario e le fonti disponibili del cofinanziamento locale eventualmente mobilitabili.
- Assumere da parte dei partecipanti al tavolo di concertazione gli impegni finanziari necessari per finanziare interventi strategici.
Le proposte, da inoltrare alla Regione attraverso le IPA, possono riguardare tutto il territorio regionale e ogni settore della programmazione regionale che richiedano interventi strutturali, prevalentemente di investimenti.
In particolare sulle materie di esclusivo interesse regionale sono ammessi contributi di analisi e proposte.
Sulle materie invece di competenza locale, le proposte dovranno avere caratteristiche di operatività e individuare priorità, fonti di finanziamento, modalità e soggetti attuatori.
Le IPA per considerarsi istituite devono essere dotate di una organizzazione di base seppur "leggera" che preveda:
- Protocollo d'intesa tra le parti.
- Costituzione di un tavolo di concertazione.
- Adozione di un regolamento interno.
- Individuazione del Soggetto Responsabile.
L'espressione dell'azione politica dell'IPA deve sostanziarsi in documenti di programmazione complessiva prodotti dai tavoli di concertazione e denominati Documenti programmatici d'area, con i seguenti contenuti minimi:
- Definizione dell'area di intervento e diagnosi territoriale.
- Descrizione dell'idea forza alla base dell'Ipa con l'individuazione degli obiettivi strategici di sviluppo locale.
- L'elenco delle attività e degli interventi da realizzare con l'individuazione delle risorse finanziarie e organizzative.
- Impegni e modalità di cooperazione da parte dei soggetti coinvolti, con la previsione di un sistema di monitoraggio degli interventi.
Le risorse a cui l'IPA può attingere sono:
- Risorse ordinarie e aggiuntive della Regione.
- Risorse comunitarie.
- Risorse statali "aggiuntive".
- Risorse ordinarie degli Enti locali.
- Risorse dei privati.
Per non restare nella mera teoria delle annunciazione è bene ricordare che in Veneto ci sono 20 IPA riconosciute di cui 3 in provincia di Padova.
I progetti formulati e i primi risultati ottenuti in Provincia di Padova stanno a dimostrare le notevoli potenzialità che le IPA possono rappresentare per i Comuni, anche se gli amministratori locali palesano limiti dovuti in parte alla loro difficoltà/volontà politica a formulare e condividere progettualità che rispondano alle esigenze strategiche di sviluppo di area vasta.
I sindaci sono spesso portati, anche se è comprensibile, a ricercare il consenso a breve dei loro cittadini con risposte a bisogni immediati, piuttosto che misurarsi su progetti di sviluppo di un intero territorio che va oltre i confini del comune amministrato.
Emergono, poi, tutte le difficoltà derivanti da una visione amministrativa troppo incentrata sul localismo.
Va pure constatato che in questi processi il grande assente fino ad oggi è stato il mondo dal volontariato e della promozione sociale, un associazionismo che avrebbe molto da dire sul tema dello sviluppo sostenibile.
Nelle IPA si parla di concertazione, di sviluppo dal basso, di competitività legata alla qualità del vivere, di coesione sociale, di processi partecipativi, di sussidiarietà, di responsabilità, di governo del territorio.
Sono questi gli spazi dove l'associazionismo può esprimere proposte coraggiose, costruire consenso attorno a progettualità condivise in ambito sociale, trasformare le sussidiarietà in progetto, partecipare alle scelte e condividere le risorse, proporsi alla gestione dei servizi.
Certo ci vuole un associazionismo più organizzato, più competente su certi argomenti, capace di aprirsi al territorio, che sappia interagire con le amministrazioni locali e proporsi loro come partner nell'affrontare i problemi del welfare e dello sviluppo;su questo terreno, comunque sia, le varie forme di volontariato sempre più saranno chiamate a misurarsi.
Solo così l'associazionismo potrà essere più ascoltato dalle istituzioni perché credibile in quanto soggetto protagonista attivo dello sviluppo, potrà rafforzare la propria autonomia e contare di più nei confronti della politica, senza per questo ricorrere a velleitarie tentazioni di dar vita a proprie liste in occasione di scadenze elettorali.
Documentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S


