di Franca Fattore
Dalla lettera di una mamma veneziana a Il Gazzettino del 17 aprile 2010: «... saremo condannate a vita per espiare "la colpa" di aver dato vita a una creatura disabile?» .
Dalla denuncia di una mamma padovana durante la trasmissione Annozero del 22 aprile 2010: «Ai bambini autistici come mio figlio sono negati i diritti fondamentali alla salute, all'educazione e all'integrazione...».
Dalla conversazione di due sessantenni coniugi veneziani, a proposito del loro figlio disabile: «Ci siamo iscritti all'associazione "Dopo di noi" perché non sappiamo che ne sarà di nostro figlio quando non ci saremo più...».
Dalla riflessione di una insegnante veneta, sul prossimo anno scolastico: «Nel 2011 avremo una prima elementare con ventinove bambini, di cui uno certificato, senza più compresenze perché saranno utilizzate per le supplenze, e con un sostegno a tempo limitato».
Siamo ormai giunti a un tale livello di saturazione informativa che le recriminazioni e le denunce sull'insufficienza del welfare e sulla sfiducia nello stato sociale passano nei talk show televisivi e sulle pagine dei giornali quasi inavvertitamente, tra straordinarie storie di vita e notizie sensazionali, occupando il tempo di un minuto o lo spazio di un trafiletto.
Solo che poi magari ci ripensi e allora ti accorgi che quattro proteste nell'arco di sette giorni, provenienti tutte da un territorio che per servizi sociali e organismi di sostegno pare navigare in acque tranquille, non ti sembrano più delle accidentali coincidenze, ma pretendono uno sforzo per essere riprese, riportate in primo piano e riesaminate, quali segni rivelatori di un malessere sociale che non è mai stato veramente sanato.
E allora sorgono delle domande.
Quale disperazione ha costretto una mamma a denunciare pubblicamente e pudicamente lo stato di solitudine in cui è stata abbandonata con il suo fardello di dolore, tanto da chiedersi, come le donne di duemila anni fa, quale sia stata la sua colpa per un castigo simile?
Quale forza ha spinto una donna a denunciare in televisione davanti al Ministro delle Pari opportunità e a milioni di telespettatori il sacrificio che lei e suo marito affrontano per formare a proprie spese un'insegnante di sostegno, dipendente statale, perché il loro bambino possa usufruire di un intervento specifico e mirato alle sue esigenze?
Quale condizione di angoscia ha costretto due anziani genitori ad affidarsi a una onlus che significativamente e sintomaticamente si chiama "Dopo di noi", perché l'incognita per il futuro del loro figlio è più terribile da sopportare di tutte le fatiche affrontate da soli per una vita intera?
Quale senso di inadeguatezza assale un'insegnante che sa già di dover essere costretta a negare almeno parzialmente il diritto allo studio a tutti quei ventinove bambini che le verranno affidati, perché sa che le forze che la coadiuveranno saranno troppo esigue e insufficienti per poter offrire un servizio adeguato alle problematiche che si troverà ad affrontare?
Sono domande alle quali si ritiene con una certa superficialità di non saper rispondere, ma i pensieri si accavallano. Alcuni, profondamente e umanamente egoistici, si insinuano senza essere voluti e, immediatamente dopo essere stati sfiorati dalla considerazione che una vita malata o bisognosa assorbe tutta la vitalità di altre vite che diventano vite non più liberamente vissute, ci si rammenta di chi salva la propria vita perdendola (Mc 8, 35). A sorprenderci è allora il pensiero dell'immagine dell'amore, che sostiene queste persone in ogni gesto di ogni loro giorno, e si percepisce che il disagio, la sfiducia e lo scoramento emergono solo quando la stanchezza ha il sopravvento e non riescono più a farcela, fisicamente e materialmente.
A questo punto il pensiero esige di farsi propositivo e finalmente arriva la domanda giusta: cosa posso fare io, soggetto sociale, per portare la mia parte di contributo?
La risposta, non più eludibile, si ottiene con la rimozione dell'indifferenza e l'assunzione di responsabilità nell'aiutare chi non ha più voce a chiedere il riconoscimento dei diritti negati. Si aiuta imparando a conoscere cosa sono l'assistenza domiciliare, l'assistenza scolastica, l'assistenza psicologica, la vita indipendente, la residenzialità, i centri educativi occupazionali, le animazioni sociali. Si aiuta comprendendo che tutte queste cose costano e che deve essere l'intera comunità a farsene carico, senza sprechi e senza speculazioni. Si aiuta aiutando. Non carità. Solo giustizia.
Per approfondire:
http://www.consiglioveneto.it/crvportal/leggi/2009/09lr0030.html (L.R. 18/12/2009, n. 30;
BUR n. 104/2009, Fondo regionale per la non autosufficienza e per la sua disciplina)
http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=195757
(Bur n. 30 del 27/03/2007, Residenzialità)
Legge Nazionale 162/98
Legge 104/92
Documentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S


