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Marghera a Shangai. Le domande che ci appassionano

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 di Mario Zanazzi

Better City, Better Life titola l'Expo 2010 a Shangai dal 1°maggio al 31 ottobre, la vetrina internazionale che quest'anno sceglie di affacciarsi sul più vasto e più movimentato mercato del mondo. È ancora la città lo snodo centrale delle questioni aperte sul futuro, sullo sviluppo, sul progetto globale. Un modello insediativo che consideriamo irrinunciabile, ma non è sempre stato così. Solo nell'800, meno di duecento anni fa, il 98% della popolazione mondiale viveva al di fuori dei centri urbani. Da allora lo sviluppo è stato inarrestabile, uno sprawl che continua tuttora: nel 2000 siamo giunti alla parità tra popolazione urbana ed extraurbana, entro il 2010 secondo le stime delle Nazioni Unite le città assorbiranno il 55% del totale della popolazione umana.

 

Di questo trend Shangai è un paradigma lampante, uno dei luoghi più esposti alle sfide della modernità: una metropoli di 21 milioni di abitanti, circa quanti ne contiene la Pianura Padana, forse la prima fra le città cinesi non-colonie europee ad aprirsi a occidente, un'isola in cui circolano culture che rimangono ancora lontanissime per il resto della Cina, una città plastica, trasgressiva, dallo sviluppo abnorme, ma una città nella quale cominciano già ad affiorare i primi dubbi da cultura post-industriale, e per questo ancora poco cinese, sulla scomparsa delle radici e del passato.

Una manifestazione quindi in cerca di risposte.

Per definizione l'Expo è, per quanto grande, pur sempre una fiera, il suo contenuto è dichiaratamente commerciale, e forse non è lecito aspettarsi risposte sorprendenti, ma a ben guardare la scelta di questa localizzazione, dei temi e dei contenuti culturali sollecitati dal titolo, dall'adesione di tanti Paesi che in altre occasioni avevano rinunciato a essere presenti (gli Stati Uniti, solo per fare un esempio) possono offrire, per la vastità dell'evento e per la significatività del panorama, un ottimo pretesto di approfondimento, utile a prolungare l'effetto, sfavillante ma momentaneo, della passerella.

I filoni di ricerca attraverso i quali Expo 2010 offre la sua piattaforma sono la fusione delle diverse culture nella città, la prosperità economica, le innovazioni della scienza e della tecnologia, il rimodellamento delle comunità, le interazioni tra zone urbane, sui quali sono esposti i progetti per la città futura e gli esempi delle trasformazioni in corso. Tra questi va segnalato il caso di Venezia, per l'unicità del luogo, per la sua notorietà, o anche più semplicemente per questioni di campanile.

Una sezione curata dal Comitato Expo Venezia dal titolo Protection and utilization of historical heritages: urban best practices in Venice. Porto Marghera, Arsenale, "minor" areas propone, oltre ad alcune aree minori del nuovo sviluppo imprenditoriale, come la Giudecca con i suoi nuovi incubatori di imprese, il porto franco recuperato a spazi pubblici e universitari, San Servolo con la Venice International University, anche le trasformazioni urbane di Porto Marghera dopo l'accordo per la chimica e la costruzione del nuovo polo Vega, e più in generale di tutto il fronte lagunare. Un tema che in questi ultimi tempi, e non solo, ha costituito centro di attenzione e di discussione.

Anche se questa nota viene scritta inevitabilmente con largo anticipo sulla cerimonia di apertura dell'Expo, ma pubblicata a manifestazione già avviata, pur senza riscontri è sembrato interessante sottolineare l'importanza di questo argomento, specie nei termini voluti dall'Expo di "Città migliori per una Vita migliore", e giusto all'alba di una nuova stagione amministrativa, cui andranno poste domande appassionanti su sviluppo, qualità e governo.

Il waterfront veneziano è l'area cruciale di tutto il nostro territorio, quella su cui si concentra la gran parte del fervore progettuale e di ricerca sull'innovazione, ma nel contempo è tra le aree più delicate e instabili, e proprio per questo degna di interesse e attenzione. Grazie a un bel lavoro svolto dalla Fondazione Pellicani è possibile trovare raccolti tutti i progetti che riguardano le sue polarità.

Il futuro di Marghera, lontano dall'aver trovato soluzione, la crescita urbana di Mestre e la ricerca di una forma urbana finalmente compiuta, l'immensa area portuale e il terminal di Fusina, la Cittadella-Aeroporto, il Quadrante Tessera con il progetto del nuovo stadio, la complicata rete delle infrastrutture di trasporto, logistiche, di servizio, ma anche il sistema delle acque, i corridoi verdi e l'eccezionale patrimonio ecologico lagunare, i parchi già presenti, le aree rurali. Senza dimenticare poi i 12 milioni di turisti l'anno, la candidatura olimpica, il polo di Veneto City. Basta questo veloce excursus per immaginare soltanto quale sarà il livello di impegno su cui gli attori privati e pubblici, gli amministratori, i livelli tecnici e scientifici dovranno profondere energie e risorse. Molte città europee (Marsiglia, Barcellona, Valencia, Glasgow) e italiane (Genova, Civitavecchia, Salerno) ci sono riuscite, hanno riprogettato i propri waterfront individuando in essi la soluzione per modificare lo sviluppo e il futuro della città, utilizzando criteri di programmazione e di gestione che anche qui dovranno essere trovati.

Riguardo a Venezia, per quanto lontana e complicata possa sembrare la soluzione, conviene già iniziare a prendere nota delle trasformazioni che stanno avvenendo, anche in questi tempi di particolare incertezza. Le polarità emergenti crescono sotto la spinta soprattutto della città-privata, quelle storicamente forti chiedono di potersi consolidare attraverso le infrastrutture della città-pubblica, il mondo della ricerca, la città-tecnica, chiede spazio non solo fisico, ma anche di dibattito sulla programmazione.

Ma né l'iniziativa privata, né la competenza tecnica, né tantomeno la politica hanno dimostrato di saper reggere le sorti del territorio, se non coinvolgendo le rispettive competenze in una visione che, con una parola troppo poco usata, dovremmo definire culturale. La risposta più appassionante dovrà necessariamente passare attraverso questa via, che da molto tempo rappresenta per la polis il vero indicatore di tenuta delle scelte e la guida reale del cambiamento. In attesa delle sorprese dell'Expo.

 

http://en.expo2010.cn/index.htm 

http://www.expo.venezia.it/ 

http://www.fondazionegiannipellicani.it/?q=node/1364 

 

 

DocumentazioneDocumentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S

 

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Amleto Sartorato
"Black woman"
© Amleto Sartorato
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