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Home Qualità dello sviluppo Giugno 2010 Rifiuti e salvaguardia del creato: scelte e comportamenti virtuosi del Terzo Veneto

Rifiuti e salvaguardia del creato: scelte e comportamenti virtuosi del Terzo Veneto

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di Marco Finco

«La tutela dell'ambiente costituisce una sfida per l'umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo» (Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 466)

«Le modalità con cui l'uomo tratta l'ambiente influiscono sulle modalità con cui l'uomo tratta sé stesso e viceversa» (Caritas in veritate, 51) 

«Rifiuti, droga e immigrazione clandestina sono oggi le principali "voci" di ricavo della criminalità organizzata internazionale, molto più delle vecchie forme di usura, pizzo ed estorsione. Quindi, i rifiuti occupano un posto d'eccezione nella gerarchia d'importanza delle problematiche globali. I rifiuti urbani e industriali, in particolare, occupano un posto chiave perché – date le dimensioni metriche in gioco – testimoniano spesso l'assenza di una minima coscienza nelle società industriali delle conseguenze che l'inquinamento ambientale sta provocando al presente e alle future generazioni». Ad affermarlo è Amedeo Levorato, coautore del Piano di Smaltimento Rifiuti della Provincia di Padova (1997-1998) e presidente dell'Ente di Bacino Padova 2.

 

 

La problematica dei rifiuti, pari quasi a quella dell'inquinamento atmosferico, è grande e complessa: 33 milioni in Italia – 2,5 in Veneto – sono le tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti dalle famiglie e dal commercio. Quasi 100 milioni sono le tonnellate di rifiuti speciali prodotti, di cui 46 per residui inerti da costruzioni, 56 classificati come non pericolosi, 6 milioni di tonnellate di rifiuti nocivi e pericolosi. È abbastanza chiaro dove finiscono i rifiuti solidi urbani (RSU) in Italia: per un quarto in raccolta differenziata merceologica (carta, plastica, vetro, ferro e alluminio), il resto in 400 discariche e 50 inceneritori autorizzati. Le discariche vanno chiudendo per scelta politica, ma al sud sono ancora molte quelle abusive, spesso oggetto di incendi incontrollati con liberazione di fumi tossici, mentre gli inceneritori (o "termovalorizzatori") stanno aumentando, e le loro tecnologie sono sempre più sicure, se monitorate in continuo, soprattutto dalla mano delle aziende pubbliche.

 

Come nel 2008, anche nel 2009 il Veneto con il 51,4% si è classificato secondo dopo il Trentino Alto Adige nella classifica per regioni della raccolta differenziata. Nel Veneto la raccolta differenziata è il doppio di quella media italiana. Il 32% è frazione organica che viene essiccata e sfruttata per biogas, il 15% vetro, 7% plastica, 5% metalli. La Provincia più riciclona d'Italia è Treviso con il 69,1%, ma anche Padova si distingue al quinto posto con il 55,6%.

Il Comune di Padova con il 39,4% nel 2008 è tra i leader della raccolta differenziata per le città sopra i 150.000 abitanti. Come l'anno scorso, fa meglio solo Reggio Emilia (46,6%), mentre si avvicinano Torino e Ravenna.

Regione Veneto e Provincia di Padova si collocano, quindi, ai primi posti nella classifica nazionale, sia per raccolta differenziata che per autonomia di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Ed è cosa non indifferente, se si pensa che a Treviso non c'è neppure un impianto di smaltimento dei rifiuti e quindi i cittadini di quella provincia dipendono in tutto e per tutto dalle altre province venete.

 

Dott. Levorato, ci spiega come funziona il ciclo dei rifiuti nel Bacino Padova 2?

«Nel Bacino Padova 2, che interessa 20 comuni inclusa Padova e circa 420.000 abitanti (la metà della Provincia, il 10% della regione), la raccolta differenziata nel 2009 ha raggiunto il 56%. Il capoluogo, per natura maggiore produttore di rifiuti da attività commerciali e industriali, è al 44%, mentre i comuni della cintura raggiungono in media il 70%, con Cadoneghe record a 75%. Ciò significa che la quota di rifiuti secchi da smaltire in discarica o inceneritore è stata nel 2009 di circa 106.000 tonnellate, 70.000 dei quali viene trattata nel termovalorizzatore di San Lazzaro e gli altri 35.000 sono conferiti in discarica a Sant'Urbano. All'accensione della terza linea del termovalorizzatore Acegas-APS di San Lazzaro, la quantità di frazione secca e rifiuti speciali trattata raggiungerà le 150.000 tonnellate annue, e l'impianto sarà perciò in grado di soddisfare pienamente le esigenze di tutta la Provincia di Padova».

 

Quando si parla di termovalorizzatori e di discariche di RSU spesso si dimentica di sottolineare il positivo effetto di "recupero" sotto forma di produzione di energia elettrica e termica. C'è qualche numero rilevante per le realtà patavine?

«San Lazzaro, che dal mese di maggio smaltisce 450 ton/giorno (in precedenza erano 150 ton/giorno), è dotato delle migliori tecnologie di gestione e pulizia fumi, mentre una turbina installata produce 12 MW di energia elettrica dallo sfruttamento del calore.

 

 

Nel comprensorio del Bacino Padova 2, inoltre, vi sono alcune discariche esaurite (Roncaiette, 35 Ha, e Vasco De Gama, che producono biogas ed energia elettrica con l'impiego di motori a combustione interna e generatori di corrente connesse alla rete ENEL a media tensione. Nell'area esaurita della discarica di Roncaiette (14,5 Ha) è in corso di allestimento da parte di Acegas e APS Holding un impianto solare fotovoltaico di 1 MWp, tra i primi in Italia realizzato su discarica».

 

Esistono dei progetti specifici a livello di Bacino per la valorizzazione della frazione organica del RSU (FORSU)?

«Il Bacino Padova 2, già dal 2004, ha programmato la realizzazione di un impianto per la valorizzazione del rifiuto umido (FORSU) prodotto a Padova e nel Bacino (36.000 tonnellate di FORSU e 19.000 tonnellate di verde, mercatali e sfalci nel 2009). Un impianto da 25.000 tonnellate/anno per smaltimento umido e fanghi potrebbe essere presto realizzato in un sito specifico scelto dal Comune e da Acegas-APS, con un investimento di circa 6 milioni di euro.

In generale, comunque, si può affermare che l'intera Provincia di Padova è autonoma sotto il profilo dello smaltimento: per quanto riguarda il FORSU, l'impianto di compostaggio Biosesa di Este ha trattato nel 2008 ben 192.300 tonnellate su un totale autorizzato di 300.000 tonnellate/anno, un terzo di tutta la produzione regionale di tale frazione. Analogamente, l'entrata in funzione della terza linea insieme alla "ribaulatura" in atto della discarica di Campodarsego e alla disponibilità presso l'impianto tattico regionale di S. Urbano, rendono Padova non solo autonoma, ma in grado di affrontare situazioni ordinarie e di emergenza regionale, sia per quanto riguarda la problematica di smaltimento della RSU che per i rifiuti speciali».

 

Come valuta i risultati sinora ottenuti? E quali sono i rapporti e le sinergie con gli altri enti di bacino per la gestione integrata dei rifiuti?

«Tutto questo non è ancora abbastanza, in quanto c'è bisogno di un regime di efficienza e qualità nella gestione dei rifiuti, di efficacia economica, di una continua capacità di valorizzare lo smaltimento sia dal punto di vista energetico che sotto il profilo della ricomposizione e della tutela ambientale[1]. Per questo, negli ultimi anni si è cercato progressivamente di dare vita a un'unica entità di coordinamento della gestione integrata dei rifiuti (ATO, come fusione dei quattro enti di bacino obbligatori esistenti) presso la Provincia di Padova, al fine di coordinare i flussi, raccordare le tariffe economiche di raccolta, trasporto e smaltimento, e creare una "cabina di regia" unica del ciclo integrato dei rifiuti per intrattenere un rapporto unitario e univoco con le aziende e i gestori degli impianti».

 

A livello nazionale qual è, secondo lei, il problema più critico per la gestione dei rifiuti?

«L'Italia non è tutta uguale, come si è detto il nord differenzia molto di più: ma il miglioramento della qualità della raccolta dei RSU è un impegno costante degli enti locali e dei cittadini, e su questa strada si può davvero sperare in un futuro migliore.

Il vero problema, come si è visto in Campania, sono i rifiuti speciali e i tossico-nocivi. Quei 6 milioni di tonnellate che vengono controllati dai carabinieri dei NOE, che finiscono teoricamente per il 63,5% a trattamento chimico, per il 6% in discarica, per l'11% a incenerimento, per il 9% a stoccaggio perché non gestibili altrimenti. Ogni anno, le imprese "a rischio" producono rifiuti che spesso non si sa dove finiscano. Escono da fabbriche con documenti spesso falsi, vengono trattati in impianti abusivi, ricevono un'etichetta di "speciali", spesso non nocivi, e, in assenza di controlli reali e non solo cartacei, finiscono mescolati in impianti ordinari, oppure all'estero».

 

Tali rischi sono reali anche per regioni virtuose come il Veneto?

«La gestione dei rifiuti tossico-nocivi rappresenta un tema "di frontiera" per le amministrazioni locali (anche in Provincia di Padova), con situazioni critiche emerse negli ultimi anni (caso C&C di Due Carrare, caso Levio Loris di Grantorto): questi flussi prodotti dalle aziende, spesso come scarti o risultati di lavorazioni manifatturiere, sfuggono la rilevazione statistica delle RSU e degli "speciali assimilati" ed entrano in un circuito di smaltimento spesso opaco perché tendente a ridurre i costi attraverso la violazione delle regole. Si tratta di criminalità consapevole, mancato rispetto delle regole, un vero e proprio oltraggio nei confronti della società e del futuro».

 

Quali strumenti legislativi esistono oggi per contrastare questo "malcostume" nella gestione dei rifiuti?

«Recentemente il Ministero dell'Ambiente ha introdotto un sistema informatico, il SISTRI, volto ad assicurare il monitoraggio dei rifiuti speciali in ogni fase della loro manipolazione. È un sistema complesso e costoso, contro cui molte imprese – specie le più piccole – si stanno ribellando. Eppure, non può esservi tregua in questa lotta a ogni livello per salvaguardare l'ambiente. I risultati dell'inquinamento possono rivelarsi dopo decenni, come nel caso dell'amianto, e provocano morti, lutti e dolore spesso più delle gravi malattie "epocali" della nostra società».

 

Oltre a disporre di una normativa sempre aggiornata nei confronti della complessità nel problema di gestione dei rifiuti, che importanza attribuisce all'educazione e alla responsabilità ambientale del singolo?

«Senza una forte educazione individuale e sociale alla responsabilità ecologica, la problematica ambientale è destinata a diventare sempre più rilevante. I prodotti industriali sempre più sofisticati contengono metalli, acidi, composti chimici che possono essere dispersi nell'ambiente se il ciclo produttivo non comprende anche il recupero sistematico e capillare dei prodotti di scarto: sono ormai anni che la normativa sui rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) viene diluita per la crisi economica e la difficoltà dei produttori di accordarsi e condividere i costi. Con la crisi i controlli divengono più difficili, il rigore si rilassa, emergono comportamenti negligenti. Senza una radicale educazione dei bambini e dei giovani alla pulizia dell'ambiente in cui vivono, alla selezione e conservazione dell'energia e dei materiali, al controllo diretto e personale della destinazione dei rifiuti prodotti, non vi saranno le condizioni per un futuro sereno».

 

Parliamo della recente esperienza del termovalorizzatore di San Lazzaro, con la messa in servizio della terza linea. In che modo Bacino Padova 2 ha dato comunicazione / informazione alla popolazione dell'importante investimento?

«Per quanto riguarda il termovalorizzatore di San Lazzaro, la comunicazione è stata condotta d'intesa con Acegas-APS che l'ha realizzato e lo gestisce: oltre a un rilevante studio di Valutazione d'Impatto Ambientale, accompagnato da una indagine epidemiologica condotta con l'istituto Mario Negri di Milano, la realizzazione della terza linea è stata oggetto di innumerevoli incontri di quartiere, con la popolazione, le associazioni interessate, la Regione, al fine di consolidare la consapevolezza che l'impianto, realizzato sul medesimo sito su cui operano le linee 1 e 2 fin dal 1960 e 1977, possiede caratteristiche di monitoraggio e verifica di primo livello, incluso un laboratorio di chimica-fisica ambientale localizzato proprio in prossimità dell'impianto.

L'esigenza di autonomia nello smaltimento e la necessità di chiudere l'esperienza delle discariche nel medio periodo, frutto di un preciso indirizzo politico nazionale, permette di evidenziare che il termovalorizzatore, inserito in un "sistema" che l'azienda gestisce a Padova e a Trieste, rientra nei canoni di trasparenza gestionale che consentono la convivenza convinta tra residenza e attività industriali».

 

Tutto questo succede nel "Terzo" Veneto. Ma quale è la realtà rifiuti nel "Terzo" Mondo e nei paesi in sviluppo emergente?

«Vi sono paesi, nel mondo, che appaiono, oggi, "costretti a inquinare" temporaneamente: le regole della crescita economica e industriale che assegna loro lavorazioni "sporche", la domanda essenziale di mobilità privata e di riscaldamento, costruzioni, consumi rende oggi difficile a Cina, India, Brasile, Africa, assicurare uno sviluppo ambientalmente sostenibile dei loro territori. Alcuni sono consapevoli di questo fenomeno e si stanno dando da fare nella prospettiva di una soluzione nel tempo, secondo la regola che "comunque faranno più in fretta dei paesi occidentali, i quali sono ancora oggi i principali inquinatori e responsabili dell'effetto serra e del cambiamento climatico globale". Le maggiori responsabilità ambientali fanno capo, comunque, ai paesi occidentali».

 

In che senso?

«La nostra responsabilità di cittadini si estende dal livello locale (fare la differenziata, controllare le destinazioni dei prodotti, esercitare un controllo sulle aziende, spesso pubbliche, che gestiscono il ciclo integrato, raccolta, spazzamento, trasporto, smaltimento) a quello nazionale e sovranazionale, attraverso gli strumenti dello Stato civile e democratico. Vi è inoltre la necessità che il controllo sia esercitato democraticamente, evitando monopoli nella gestione dei rifiuti, sempre pericolosi, e assicurando una concorrenza che – nel rispetto delle regole – sia in grado di contenere i prezzi. Le Autorità Pubbliche, Regione, Provincia, Comune, possono molto in questo senso: possono decidere dove si possono fare impianti, come si devono gestire, per quanti anni e a che prezzo conferire i rifiuti: in Europa, questo sistema è in grado di autocontrollarsi, basta volerlo».

 

Che cosa ostacola questa volontà?

«Il tema principale da affrontare, oggi, è se la dimensione delle Autorità di controllo locali o provinciali sia sufficiente a confrontarsi con la dimensione delle aziende nazionali (quelle quotate, alcune delle quali hanno diversi miliardi di euro di fatturato, come A2A, che ha recentemente realizzato il termovalorizzatore di Acerra nel quadro della crisi dei rifiuti in Campania) e internazionale desiderose di entrare nel ricco mercato del trattamento integrato dei rifiuti. O se, piuttosto, non sia preferibile istituire una Autorità Unica Regionale, governata direttamente con articolazioni locali, in grado di mettere "sul piatto" tutto il peso dell'autorità regionale nel negoziato della gestione del ciclo integrato dei rifiuti[2].

Tutte le società civili hanno come priorità la gestione efficace e l'eliminazione dei rifiuti e della sporcizia come elemento prioritario per l'ordine e la garanzia di livelli di civiltà e garanzia sanitaria nelle grandi città. Non si tratta di una questione estetica, ma di una grande questione organizzativa e ambientale che va gestita con consapevolezza e competenza ai massimi livelli. La vicenda della Campania, dove la Regione non programmava, le Province non controllavano, i Comuni e gli ATO malappaltavano i servizi o non li assicuravano, ha dimostrato pienamente i costi (esorbitanti) e le insormontabili difficoltà di una gestione maldestra e interessata del ciclo integrato dei rifiuti».

 

La gestione del ciclo integrato dei rifiuti viene vista oggi come un problema o come un'opportunità?

«Il settore ambientale rappresenta una grande sfida del futuro: quasi sicuramente, insieme a quello dell'energia rinnovabile, è il settore in cui possono essere creati in futuro più posti di lavoro. Il trattamento dell'acqua, dell'aria, dei materiali, il riciclo e il monitoraggio ambientale, la bioedilizia, sono settori che richiamano l'attività di migliaia di aziende innovative. Barack Obama è stato molto chiaro al proposito. Lo Stato italiano, la politica industriale, le Regioni e il territorio dovrebbero promuovere la crescita dell'industria ambientale, soprattutto in aree come il Veneto dove è presente e matura, ed esporta verso i maggiori paesi del mondo».

 

In che modo il know-how ambientale del Veneto può tradursi in termini di miglioramento di impatto ambientale nazionale/internazionale e allo stesso tempo di ripresa economica per il nostro territorio?

«Tra i principali fattori della ripresa economica italiana nel mondo, oggi, vi sono proprio le tecnologie di efficienza energetica, recupero di energia da rifiuti, riciclaggio e trattamento meccanico e chimico delle materie seconde, trattamento dell'aria e dell'acqua, bioedilizia. Tutte queste tecnologie rappresentano altrettanti vantaggi competitivi che l'industria italiana deve utilizzare esportando quanto consapevolmente sviluppato per ovviare ai costi dell'energia e alle complessità tecniche e normative della legislazione italiana.

Secondo Marco Fortis, l'Italia figura al primo (288 volte), secondo (382 volte) o terzo (352 volte) posto nell'export mondiale per 1.022 prodotti merceologici diversi sui 5.500 totali codificati. Rubinetteria, valvole e pompe, tubi e profilati, impianti di trattamento per liquidi, solidi e gassosi, turbine, macchine per imballaggio, trattamento dell'aria, fornaci, caldaie, apparecchi per edilizia, lavori stradali, attività minerarie, siderurgiche ecc.

Su questa grande opportunità economica e industriale, il cui primato risiede interamente sull'innovazione tecnologica e la creatività delle nostre imprese del Nordest e del nord Italia, si gioca gran parte della ripresa economica europea e del ruolo industriale del Veneto e dell'Italia in Europa e sui mercati globali».

 

Sottolineiamo, infine, che anche i documenti della Chiesa pongono una grande attenzione alla tutela dell'ambiente come bene collettivo.

«I precetti della Dottrina Sociale della Chiesa e della recente enciclica "Caritas in Veritate" prendono concretezza nella nostra vita quotidiana, a livello nazionale, regionale e locale. Le scelte e i comportamenti che scegliamo di adottare si riflettono direttamente sulla qualità della nostra vita e sull'evoluzione del nostro grado di civiltà».

Note

[1] In tal senso è in atto la revisione da parte del Ministero dell'Ambiente del D.Lgs. 152/2006 in concomitanza al recepimento della Direttiva UE 2008/98/CE. I principali temi di tale revisione sono a) la responsabilità estesa del produttore, con ciò intendendo l'inderogabile esigenza di promuovere una progettazione e produzione di beni che tengano in considerazione l'intero ciclo di vita , incoraggiando un uso efficiente delle risorse e la minimizzazione dell'intensità energetica e della produzione di rifiuto, considerando nel prezzo i costi ambientali reali di smaltimento dei prodotti; b) adottare programmi di prevenzione della produzione dei rifiuti entro il dicembre 2013; c) chiarire meglio il concetto di raccolta differenziata alla luce delle evoluzioni nelle pratiche di separazione e organizzazione dei flussi merceologici.

 

[2] Il tema è di straordinaria attualità in relazione alla recente conversione in legge del D.L. n° 2/2010, che ha 1-quinquies. All'articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il comma 186 è inserito il seguente comma: "186-bis. Decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono soppresse le Autorità d'ambito territoriale di cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. Decorso lo stesso termine, ogni atto compiuto dalle Autorità d'ambito territoriale è da considerarsi nullo. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni già esercitate dalle Autorità, nel rispetto dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Le disposizioni di cui agli articoli 148 e 201 del citato decreto legislativo n. 152 del 2006 sono efficaci in ciascuna regione fino alla data di entrata in vigore della legge regionale di cui al periodo precedente. I medesimi articoli sono comunque abrogati decorso un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge". Pertanto entriamo in un periodo di grande importanza perché le Regioni, anche alla luce della domanda di federalismo e autonomia, devono svolgere un importante compito normativo: decidere come vogliono organizzare il controllo delle risorse idriche e delle problematiche della gestione dei rifiuti.

 

Per approfondire: www.novambiente.it

 

 

DocumentazioneDocumentazione di approfondimento è disponibile nella rubrica R&S

 

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