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La crisi come opportunità |
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di Carlo Zaramella
Il termine "crisi", protagonista indiscusso della cronaca quotidiana, indica un momento culminante, il traguardo di un percorso intrapreso in precedenza. Nella nostra fattispecie, si può parlare a ragione di un itinerario nascosto, di cui tutti noi, o forse è meglio dire la gran parte di noi, ne ignorava la stessa esistenza. Eppure questa crisi - la Crisi - l'abbiamo partorita qualche anno fa, l'abbiamo cresciuta con politiche e prassi finanziarie molto nutritive e oggi la vediamo bella paffuta - la Crisi - in piena salute, al punto che non se ne scorge la fine. Ad aumentare ulteriormente le preoccupazioni è la globalità della vicenda, le profonde interconnessioni economiche mondiali, la grande rete finanziaria che tutti racchiude e tutto avvolge e che rende ristretti, piccoli, quasi soffocanti, gli stessi orizzonti territoriali delle opportunità, i confini ideali dell'agire individuale: almeno qualche anno fa c'era l'America con il suo sogno!
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Sentinelle ostinate: il bene comune nel terzo Veneto |
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di don Marco Cagol
Bene comune e terzo Veneto. Due espressioni congiunte che dicono l’intento di queste pagine elettroniche, che cercano di guardare il futuro della nostra terra. Il bene comune in queste pagine vuole essere il punto di riferimento, lo strumento ottico per l’osservazione di ciò che sta davanti. Non è che non vi sia un problema nel voler scegliere come criterio di fondo, per le nostre “mappe in rete”, l’idea del bene comune. Se noi apriamo il Dizionario di politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino, alla voce “bene comune” (p. 74) troviamo scritto che «il concetto di bene comune è proprio del pensiero politico cattolico, e in particolare, della scolastica nelle sue diverse incarnazioni da San Tommaso a J. Maritain, ed è alla base della dottrina sociale della Chiesa, basata sul solidarismo».
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Ottimizzare le risorse a disposizione: occasione da non perdere o tentazione da abbandonare? |
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di Marco Pastorello
Sembrerebbe una domanda alla quale finora nessuno ha saputo rispondere, neanche con il senno di poi. Mi riferisco al concetto di globalizzazione nel contesto delle teorie economiche opposte, del comunismo e del capitalismo per esempio. Se, invece, ognuno di noi facesse lo sforzo di cambiare il proprio punto di osservazione, la risposta potrebbe arrivare più facilmente di quanto possiamo credere. Avete mai provato a guardare la vostra stanza o la vostra casa magari da sopra una scala, o meglio ancora, da sopra un albero? Lo so che non si tratta di una normalità il fatto di salire per guardare in basso, ma vi assicuro che potrebbe aiutare tutti noi, uomini di Stato ed economisti compresi, ad avere un punto di vista diverso dal solito e quindi a trovare una risposta alla domanda iniziale.
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La trasparenza della pubblica amministrazione |
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di Maurizio Lucca
L’azione della pubblica amministrazione è rivolta – in via principale – a perseguire l’interesse generale della Comunità di amministrati, agendo attraverso l’esercizio del potere in modo trasparente: si parla di finalizzazione dell’agire pubblico. La trasparenza, in questo contesto ordinamentale, è una regola generale che coinvolge ogni determinazione pubblica e rappresenta il principio costituzionale di buon andamento e imparzialità, canonizzato nell’articolo 97 della Carta Costituzionale. Ne consegue che le finalità di pubblico interesse devono sempre consentire di comprendere i percorsi decisionali garantendo, allo stesso tempo, la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti nel processo decisionale. Trasparenza e partecipazione sono i pilastri basilari delle regole di condotta della pubblica amministrazione, consentendo alla parte privata – il cittadino – di comprendere appieno le decisioni adottate, confermando la tendenziale coincidenza tra obiettivi perseguiti e utilizzo del potere conferito dalla legge.
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In via Maroncelli: legami sociali ritrovati |
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di Maria Ilaria Schiavon

PADOVA - Un pomeriggio di autunno: pioggia e vento rallentano l’incedere dei pedoni e la circolazione dei veicoli. Siamo in via Maroncelli nelle vicinanze dello stabile di recente costruito da Ater e Comune dove associazioni e Caritas parrocchiale gestiscono alcuni spazi. È la zona malfamata, quella vicina al ghetto di via Anelli nota per il complesso Serenissima che a causa del degrado divenne un caso internazionale. Adiacente a via Manara con quei condomini i cui spazi abitativi sono da alveare. Due donne, una di colore, nigeriana, e un'altra bianca, probabilmente italiana, sostano davanti alla sede della Caritas. Guardano oltre il vetro della porta di ingresso e scambiano qualche parola. All’interno c’è un’altra persona arrivata prima di loro che sta dialogando con l’operatrice in sede. Qui in via Maroncelli si alternano martedì e venerdì, mattina o pomeriggio, quattro volontari. «Come ti chiami?». A chi entra viene chiesto nome e cognome, si visiona un documento di identità.
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Obiettivi di Lisbona e scuole private nella regione Veneto |
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di Mario Bacco
C’è, a nostro avviso, molto da riflettere su quanto “Lisbona 2000” chiede in merito alla copertura del fabbisogno della popolazione e quanto la Commissione Europea determina in merito al patto di stabilità. Ebbene pur essendo, la Regione Veneto, una Regione virtuosa e avendo, per il 2009, stanziato 5 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso (47 milioni) per le Politiche Sociali, la stessa non ha la possibilità di spenderli in quanto soggetta al patto di stabilità. Tutto questo ci sembra, quanto meno, contraddittorio e sicuramente incomprensibile ai più. Un esempio: “Lisbona 2000” invita gli stati membri a perseguire e raggiungere, possibilmente nel più breve tempo, l’obiettivo del 33% di copertura del fabbisogno della popolazione da 0 a 3 anni.
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Una programmazione in un programma: un’economia da rivedere o da riscoprire? |
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di Nereo Tiso
In un sistema globalizzato nel quale il movimento di uomini e di merci è rapido, inesorabile, inarrestabile, al quale dobbiamo e dovremo assicurare un’attenzione sempre crescente per riuscire a riscoprire il nuovo volto del pianeta, i volti nuovi di coloro che massicciamente si spostano senza soluzione di continuità, dovrebbe farci riflettere su come prepararci per affrontare il domani.. Avere chiaro tutto ciò forse potrebbe rendere maggiormente a portata di mano il significato dell’identità di donne e di uomini che nella nostra Regione stabilmente vivono e lavorano, si incontrano, hanno i figli che vanno a scuola, contribuiscono in maniera significativa alla crescita economica e convivono con coloro che hanno, nel secolo passato, saputo coraggiosamente uscire dalla miseria talvolta emigrando definitivamente dalla loro terra e, con non pochi sacrifici, hanno saputo ricostruire la propria vita sentendosi, forse, ancora veneti.
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