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Euroregioni, confini che uniscono |
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di Marco Mascia
L'identità europea trova una sua originale specificità nella comune vocazione di enti di governo locale e regionale, appartenenti a paesi diversi, a praticare insieme la cooperazione sul piano internazionale e, all'interno di questa, a rafforzare vincoli di solidarietà. In Europa, la cooperazione transfrontaliera e interregionale ha una tradizione storica, culturale ed economica ben radicata e si sviluppa in forme nuove per iniziativa del Consiglio d'Europa tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 del secolo scorso. Il significato iniziale di questo tipo di cooperazione è soprattutto di natura simbolica: dopo gli orrori di due guerre mondiali, superare le vecchie dispute tra stati nazionali aggregando interessi territoriali comuni in ambiti "non conflittuali" quali quelli dell'economia, del sociale e della cultura, in modo trasversale agli stati. All'orizzonte si intravede una nuova concezione del confine, visto non più come linea di demarcazione, come fonte di ostilità e pregiudizi, ma come ponte, luogo di incontro, di dialogo, di costruzione di progetti comuni.
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Mutilazioni genitali femminili: quando i vissuti inculturativi mettono a dura prova il tema delle cittadinanze |
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di Marco Baldini
Se il legislatore ha provveduto a emanare "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile" (legge n. 7 del 9 gennaio 2006) è segno che quotidianamente e inesorabilmente il tema delle cittadinanze varca frontiere ben più profonde e impegnative di quelle protette da sbarre e poliziotti, definite da qualche braccio di mare o da montagne.
Come per le radiazioni di Chernobyl solo il demagogico innalzamento dei parametri di nocività delle radiazioni presenti negli alimenti e la spregiudicatezza di operatori del "libero mercato" hanno consentito di far convivere "legalmente" popoli e nazioni europee con la morte a piccole dosi, per estensione si prova ad applicare lo schema a tutti i temi connessi alla ridefinizione di concetti - e pratiche - condivise e universalmente riconosciute di "cittadinanza" e "cittadinanze".
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Consumi e benessere, tendenze europee |
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di Maria Ilaria Schiavon
Da mesi non si fa altro che ascoltare e vivere situazioni di crisi, dalla macro economia fino agli spazi di esistenza più piccoli, quotidiani e familiari. Da uno studio dalla Confcommercio dell'agosto 2009 colgo lo spunto per guardare al bicchiere mezzo pieno piuttosto che a quello mezzo vuoto. La crisi, secondo il rapporto dell'associazione del commercio, almeno quella più dura, fa parte del passato. Le conseguenze e la possibile "guarigione" non sono così vicini come tutti vorrebbero. La ripresa sarà graduale e ci vorrà tempo per tornare ai livelli di produzione come erano prima della crisi finanziaria mondiale. Alcune considerazioni, avverte lo studio, sono d'obbligo. E cioè la perdita di produzione per i ridotti investimenti, caratteristica derivante da situazioni di incertezza come questa, e la riduzione di capitale umano dovuta alla disoccupazione e al ridimensionamento di alcuni settori con perdita di esperienze lavorative, sono alcuni, forse tra i più significativi, fattori che riducono la capacità di crescita economica di un paese.
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"L'uomo è sin dall'inizio chiamato al lavoro". Riflessioni in vista della festa del lavoro |
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di don Marco Cagol
Nel 1981, quindi quasi 30 anni fa, Giovanni Paolo II scriveva queste parole, nella sua insuperata enciclica Laborem exercens: «Il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale» (n. 3). Ci sono stati anni in cui questa affermazione sembrava sorpassata, perché il lavoro sembrava diventare progressivamente una variabile sempre più marginale rispetto ai processi sociali ed economici. Il 2008, e ancor più il 2009 e il 2010, ci stanno facendo risvegliare da questo grave errore di percezione. Peccato che sia stata solo la crisi a farci risvegliare da questo errore, e non un moto di riflessione più accurato. Le parole di Giovanni Paolo II infatti non erano frutto di una constatazione sociologica, o storica e contingente, ma di una riflessione di natura antropologica, secondo la quale il lavoro è radicato nell'identità stessa dell'uomo, nella sua vocazione originaria, che nel cristianesimo è agganciata ovviamente alla prospettiva teologica della creazione e della redenzione. Una prospettiva densa di significati e carica anche di un messaggio di speranza per l'umanità, per la società e per l'economia.
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