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Cantieri di governance: regioni, federalismo, macro-regioni... |
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di Gianni Saonara
Domenica 21 marzo 2010, primo dì della primavera, il quotidiano "La Stampa" ha davvero fatto un regalo ai suoi lettori. Ben 12 pagine speciali dedicate alle 13 regioni nelle quali, appena una settimana dopo, si sarebbe votato.(*) Analisi della situazione delle politiche pubbliche, snodi cruciali, pillole dei programmi dei principali candidati, classifiche comparate. Bello e utile esercizio di studio, realizzato con la nascente Fondazione David Hume, coordinata da Piero Ostellino e Luca Ricolfi. Chi legge qui potrà recuperare il tutto... se la curiosità post elettorale vi sarà ancora. Infatti è proprio ora che riaprono i cantieri. Quali? Mettiamoli in fila.
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Una nuova governance della dirigenza pubblica |
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di Maurizio Lucca
La dirigenza pubblica, l'alta dirigenza (gli apicali), concorre a formare e a definire, pur nella neutralità di organo tecnico, le scelte più significative e importanti per la "politica" dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni nel suo concreto esercizio: attua gli indirizzi di governo ed esegue, in autonomia, i processi decisionali di tipo gestionale, con lo scopo dichiarato di raggiungere i risultati e le aspettative degli organi elettivi. Il rapporto tra "politica e amministrazione" è stato, quindi, sempre al centro delle relazioni tra eletti e struttura organizzativa (o apparati burocratici pubblici), nel tentativo di orientare le scelte gestionali al punto da avocare (questo prima della riforma degli anni 90', ex Decreto legislativo n. 29/1993 "Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell'articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421") poteri e determinazioni in relazione all'inerzia della dirigenza nell'esecuzione degli ordini impartiti.
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Quando le emozioni giovano alla comunicazione |
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di don Gabriele Pedrina
Il ruolo, ma soprattutto l'azione che i media svolgono all'interno della società, continua a creare disagi e ad accendere dibattiti, provocando non poco disorientamento e senza, peraltro, far intuire prossime correzioni di rotta. In realtà stiamo parlando di un fenomeno i cui contorni sono andati definendosi dalla metà degli anni '70, con l'avvento della televisione commerciale. Per alcuni versi è iniziato da lì l'esodo da una visione, tipicamente europea, che affidava ai mezzi di comunicazione sociale, prima tra tutti la televisione, un ruolo educativo e quindi piegato verso i valori, la cultura - in una parola - i contenuti, ad un nuovo approccio, molto più pragmatico, che si concentrava sulla possibilità di creare profitti da questo genere di attività industriale e quindi piegando i palinsesti e i timoni di giornali e riviste al pubblico e alla sua propensione al consumo. L'avvento delle nuove tecnologie, particolarmente internet, che iniziava la sua più ampia diffusione nella seconda metà degli anni '90, in qualche maniera ha illuso che la tanto sbandierata democraticità della rete, dove tutti possono comunicare con tutti e accedere a tutto, potesse far da contrappeso al disfacimento del ruolo sociale dei vecchi media.
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